Nel pane diviso siede l'angelo: se è vero, da noi c'erano cherubini serafini troni e principati e tutte le altre categorie che non ricordo, ma soprattutto c'erano gli arcangeli, quelli che non s'accontentano, che vogliono di più. Non tanto in quantità (ehm, diciamo "non solo", va là), ma come qualità, cura, attenzione: quella che si dedica solo alle cose fatte in casa.
Non mi si dica che son di parte sol perché nato in una magione anziché in asettico ospedale, ché la predilezione per l'home-made è fatta di ben altro che non mero e superficiale orgoglio. Trattasi di capacità di discernimento, di apprezzamento e capienza, di pazienza e panza, di fame e abbondanza.
Insomma, bisogna saper mangiare a crepapelle senza perdere il palato, sia in quanto sede delle papille gustative, sia come organo tattile, unico senso in grado di cogliere la spessa differenza o meglio la ruvidità di una pasta tirata col mattarello, o quantomeno risultante da un impasto manuale e casalingo.
Basta, tagliamo corto: ne conosciamo di donne, femmine adorabili a tutti i livelli, che sanno cucinare divinamente.
Tra i maschi non professionisti, però, ce n'è uno che merita la menzione d'onore al merito qualitativo e anche quantitativo:
il zio Masciu, che un giorno o l'altro si potrebbe anche degnare di aggiornare i post della sua
locanda, cosicché noi si possa puntare un collegamento alle sue prelibatezze dopo essercene satollati.
Come ieri sera, occasione nella quale abbiamo fatto soffiare sulle candeline una vecchiaccia che però si mantiene ancora bene grazie al lifting e alle cremine: la moretta
Copiascolla, che abbiamo deciso meritasse anche una dedica ad hoc insieme agli auguri:
quando una copy copula...
...è 'art core!